Quindici anni fa, la fotografa Paola Marcello realizzava il reportage "Palestina: Vita oltre il muro", realizzato tra Hebron, Nablus, Jenin, Qalqiliya e Betlemme, raccontando la quotidianità palestinese segnata da check-point, permessi, torrette di controllo e dalla barriera di separazione iniziata nel 2002. Le immagini restituivano una normalità fragile: studiare, lavorare, spostarsi, perfino amare, erano atti compressi da vincoli che ridefinivano spazi, identità e possibilità di futuro.

Oggi quelle fotografie assumono un significato nuovo. Non solo memoria, ma anticipo di una crisi mai risolta, che a Gaza ha raggiunto la sua forma più estrema: assedio, devastazione urbana, sfollamenti continui, collasso di infrastrutture e assenza di protezione civile hanno travolto la vita di oltre due milioni di persone. Ciò che nel 2010 era frammentazione geografica, oggi diventa sopravvivenza quotidiana sotto bombardamenti, fughe incessanti, ricerca di acqua, cibo, cure. E tuttavia resiste la stessa tenacia documentata allora: mercati, scuole e case ricostruite più volte diventano oggi tende, ospedali improvvisati e gesti di solidarietà minima, ma essenziale. Quelle immagini ci ricordano che non raccontavano solo il passato: raccontavano un presente destinato a proseguire. La tragedia di Gaza non è un episodio isolato, ma il culmine di una lunga storia di diritti instabili, spazi negati e vulnerabilità permanente, ancora oggi irrisolta.