La pecora nera

Il tema di Ramé da Settembre 2025 a Gennaio 2026

È l’anomalia, l’eccezione. Ciò che si nota laddove tutto sembra essere uniforme, omogeneo, ordinato. Uno scherzo della natura forse, che si distingue per una specificità molto evidente. Non rispetta la norma, non è normale. Essere pecora nera non è tanto un comportamento, quanto un’identità diversa, di chi –  pur appartenendo alla stessa specie – ne rappresenta una sostanziale diversità. La pecora nera è rara (il 4% delle pecore, si ritiene, nasce con questo colore) e, quindi, per questo anche apprezzata (lo fu, a partire dal X secolo, la lana di questo colore). Più spesso, però, chi ha caratteristiche diverse da tutto il gregge viene additato, etichettato, tenuto ai margini della famiglia, di un gruppo, della società. E’ il caso del piccolo Yehoshua che, nel romanzo di I.J. Singer – cantore in lingua Yiddish del  mondo  askenazita alle soglie della sparizione –  cresce preferendo  le storie di briganti, ladri e vagabondi a quelle della Bibbia e agli insegnamenti dei genitori. Per Calvino – in un breve e fulminante racconto del 1944 –  la pecora nera è l’unico uomo onesto che sconvolge la vita di un paese dove tutti sono ladri. Anche  Ascanio Celestini intitolò La pecora nera il proprio primo lungometraggio (2010), dedicato alla condizione di chi è ricoverato in ospedale psichiatrico ed all’alienazione nell’odierna società dei consumi. La pecora nera esclusa può fare della propria tipicità e identità una ragione di vita, che la induce ad andare ostinatamente controcorrente, contraddire norme e morali dominanti, come cantava Francesco Guccini: “È facile tornare con le tante stanche pecore bianche/Scusate, non mi lego a questa schiera/Morrò pecora nera”. 

L’anticonformismo può essere – purtroppo spesso lo è – di maniera, un atteggiamento volto a dissentire narcisisticamente per principio, finendo per produrre a sua volta nuovo conformismo.  Invece di pecore nere, non travestite ma autentiche, abbiamo assoluto bisogno oggi, in epoca di uniformità del pensiero e di omogeneizzazione delle coscienze. La pecora nera costringe il Potere a calare il proprio velo di perbenismo e di rassicurante buon funzionamento, di efficacia e di efficienza apparenti. Pierpaolo Pasolini è stato pecora nera autentica e, nella sua ultima intervista (della quale scelse anche il titolo: “Siamo tutti in pericolo”), rilasciata a Furio Colombo il pomeriggio del 1 Novembre 1975 (sarebbe stato ucciso poche ore dopo, nel corso della notte), ammoniva rispetto alle semplificazioni del pensiero e delle letture sbrigativamente ideologiche di fenomeni assai complessi: “Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora nera. Le vedo anch’io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte”. Non si risolvono le profonde contraddizioni dell’apparente ordine conformato additando un capro espiatorio facilmente individuabile. Questa è una semplificazione pericolosa e fuorviante, che contribuisce a mantenere inalterato lo stato delle cose. La pecora nera provoca, piuttosto, a cambiamenti profondi e radicali di prospettiva, di modo di vedere il mondo e di vivere in esso. Quanti artisti e artiste sono stati ritenuti/e pecore nere, trasgressive rispetto al canone estetico dominante della propria epoca! …Forse perché essenza stessa dell’arte, suo tratto costitutivo e compito fondamentale è il non essere canonica, rendere inadeguati e inattuali i canoni vigenti, provocando sempre ad una visione ulteriore. Questo il tema generatore, la pista di ricerca artistica e culturale che Spazio Ramé propone per la prossima stagione autunnale – invernale, da fine Settembre 2025 a fine Gennaio ’26: opere d’arte, incontri, eventi…alla ricerca della rarità da riconoscere e valorizzare per non cedere alla subdola tentazione di pensarsi normali.